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Domande test ingresso ad Odontoiatria 2

Domande test ingresso ad Odontoiatria 2

 


Ultima news per le domande del test di ingresso ad Odontoiatria relative alla parte di cultura generale. In questa news troverete una summa di domande del test di ingresso ad odontoiatria a completamento della precedente news. Inizieremo poi dalla prossima news in poi a postare le domande del test d'ingresso ad Odontoiatria relativamente alle materie di indirizzo specifico.

Dunque vi lasciamo alle ultime domande del test d'ingresso ad Odontoiatria, in programma domani, riguardanti la cultura generale e l'analisi del testo.

Domande del test d'ingresso ad odontoiatria:

Dall'analisi di Jacob si ricava che sia il progresso della scienza, e in particolare della genetica, sia le scelte connesse con la sua applicazione sono sottoposte ad alcuni condizionamenti. TRA quelli qui elencati UNO NON TROVA CONFERMA nel testo citato:

A) con le paure ancestrali che gli uomini portano in sé e di cui non sempre sono consapevoli tanto da poterle controllare

B) con la tendenza diffusa tra gli scienziati ad attribuire un valore assoluto e definitivo alle proprie scoperte

C) con il rischio di scambiare le proprie scoperte con le proprie aspirazioni

D) con la tendenza dello scienziato di sentirsi depositario della sola ed unica verità

E) con la reticenza diffusa a discutere progetti e risultati della ricerca con chi non è addetto ai lavori


 


Un pittore dispone di sei colori e vuole colorare un suo disegno in tanti modi quanti sono possibili combinando due colori, senza mai ripetere le combinazioni: quanti disegni colorerà?

A) 15

B) 21

C) 14

D) 12

E) 20

La voglia di diventare grandi

Il deficit di senso civico che alligna nel paese ha ormai contagiato anche le giovani generazioni. n gioco non è tanto l'inno di Mameli o la bandiera italiana, che torna puntualmente a sventolare con le vittorie della Ferrari, in attesa dei goal dei nostri calciatori ai prossimi Mondiali. Il deficit assume forme più subdole, incarnandosi nella sfiducia negli altri, nel discredito delle istituzioni, in un individualismo esasperato, nella rimozione dei miti della nostra storia. Tutt'al più dell'Italia si apprezzano le bellezze naturali l'arte, la letteratura; ma si tratta pur sempre di un orgoglio declinato al passato, che non si alimenta di ciò che siamo oggi e dei passi da gigante compiuti dal paese nelle ultime generazioni. Proprio i giovani più istruiti sono i meno orgogliosi delle conquiste dell'Italia e dei suoi assetti istituzionali ed economici. Fin qui (¼.) nulla di nuovo sotto il sole. I giovani succhiano il latte dei loro «padri» riflettono la cultura politica dei genitori, contagiati da un clima di sfiducia e di «cinismo» che pervade gli anni della loro formazione intensiva. (.¼) La molla, dunque, è di spingere i giovani a dare il meglio di sé, offrendo adeguati incentivi e input formativi. Si tratta di far leva sulla leadership dei giovani, sulle qualità potenziali che essi devono trasformare in capacità, sia per sé che per gli altri. In questo meccanismo occorre però evitare gli eccessi: da un lato un entusiasmo privo di fondamenti cognitivi; dall'altro lato un realismo rassegnato. Il troppo entusiasmo può essere tipico di chi prende tutto come un gioco, sottovalutando i supporti formativi necessari per realizzare i propri ideali; per contro, il troppo realismo si riscontra in quanti «volano basso» per paura di non farcela. Un altro rischio è che i giovani si disperdano in tante attività, anche lavorative, in quei mille lavori e lavoretti che offrono loro un po' di autonomia economica. Fare i baby sitter, i bagnini, i camerieri, ecc. aiuta certamente a colmare il gap tra scuola e lavoro e a misurarsi con la concretezza della vita. Si tratta però di esperienze che per molti non producono identificazione, che rappresentano una parentesi o anche un intralcio rispetto ai propri progetti e ideali.


Franco Garelli, La Stampa, supplemento ttL, 4/5/2002


 

Dall'articolo-inchiesta di Franco Garelli sono state dedotte alcune considerazioni, UNA delle quali appare ARBITRARIA. Quale?

A) non è molto confortante constatare che i giovani sembrano riconoscersi nel nostro Paese, quale oggi è, esclusivamente in occasione di competizioni sportive

B) il patrimonio artistico italiano è motivo di un orgoglio che si riverbera anche su altri campi, quali quello delle attività economiche, ma è un orgoglio che provano solo i giovani più istruiti

C) la sfiducia negli altri e il cinismo dei padri generano nei giovani un individualismo esasperato e una pericolosa carenza di senso civico

D) un entusiasmo eccessivo nell'assumere impegni, senza valutare se si è in possesso delle competenze e capacità necessarie, è una reazione raramente positiva e produttiva

E) la paura di non essere all'altezza di progetti stimolanti rischia di paralizzare i giovani più realisti e di indurli ad atteggiamenti rinunciatari e rassegnati ad una piatta mediocrità


 


Delle considerazioni sui giovani qui riportate, UNA SOLA È IN PIENA ARMONIA con quanto ha osservato Franco Garelli nell'articolo-inchiesta sopra citato:

A) cercarsi un lavoro estemporaneo può costituire, per un giovane che abbia progetti validi, una perdita di tempo e a volte anche un ostacolo alla realizzazione dei propri propositi

B) un lavoro estemporaneo è un utile strumento di maturazione e di conoscenza della realtà concreta, al di fuori dell'ambiente scolastico

C) in altri paesi, che un giovane lavorando si procuri un minimo di autonomia economica è consuetudine diffusa, e sarebbe opportuno che questa abitudine si diffondesse anche in Italia

D) i genitori sono responsabili dello scarso senso civico dei figli, anche se il loro impegno politico e civile è fondato su saldi principi

E) prendere gli impegni come un gioco, anche sottovalutando la necessità di una formazione adeguata, permette di misurarsi, sul campo, con problemi ed esigenze stimolanti


 


Quattro delle seguenti parole hanno una radice etimologica comune. Individuate quella anomala:

A) antiemetico

B) antipatia

C) antifonario

D) antiquario

E) antibiotico

Molto frequenti, soprattutto nelle donne che in un 20 - 30% ne soffrono almeno una volta nella vita, le infezioni urinarie costituiscono un gruppo complesso di situazioni patologiche. Talora isolate, ma non di rado recidivanti o persistenti, sono spesso asintomatiche. Anche se sono sintomatiche e molto fastidiose, sono in genere prive di reale importanza clinica: nella maggioranza dei casi l'infezione resta confinata alla vescica, senza conseguenze importanti per l'organismo. Ma questa non è purtroppo la regola: per quanto in una percentuale di casi ridotta, possono infatti essere gravi, sino a richiedere un ricovero ospedaliero. In casi sfortunati può essere interessato il rene, con infezioni acute o croniche che possono causare danni irreversibili. Inoltre, 20% delle donne che hanno avuta un'infezione urinaria, anche in caso di un trattamento corretto, ne avranno una seconda, e 30% di queste ne avranno una o più altre. In quest'ultimo gruppo di pazienti, circa l'80% avrà numerose ricadute. Negli Usa si ritiene che un'infezione urinaria sia alla base di circa un milione di ricoveri all'anno, con una necessità di 7 - 10 milioni di visite all'anno. Con le infezioni broncopolmonari e cutanee, costituiscono la triade infettiva più comune della terza età, e in effetti ne è interessato, sia pure il più spesso in forma non grave, un numero elevato di ultrasettantenni: secondo alcuni studi sino al 50 % degli ospiti di istituzioni per anziani hanno batteri nelle urine, con una perdita della predominanza femminile, caratteristica delle età precedenti.

Delle seguenti affermazioni UNA SOLA NON è in accordo con quanto riferito nel testo:

A) gli attuali trattamenti delle infezioni urinarie non riescono sempre ad impedire le ricadute

B) le infezioni urinarie costituiscono un importante problema socio economico

C) le infezioni urinarie sono potenzialmente pericolose

D) le infezioni urinarie, per quanto fastidiose, hanno nella maggior parte dei casi un andamento favorevole

E) l'adozione di moderni schemi terapeutici consentirà certamente di debellare le recidive delle infezioni urinarie

Delle seguenti affermazioni UNA SOLA è in accordo con quanto riferito nel testo :

A) l'elevata frequenza delle recidive delle infezioni urinarie è un buon esempio di malasanità

B) nei confronti delle infezioni urinarie, per i maschi invecchiare costituisce mediamente un elemento di maggior svantaggio che per le femmine

C) l'alta frequenza delle recidive è un segno che spesso esse non sono adeguatamente trattate

D) le donne giovani presentano infezioni urinarie altrettanto spesso degli uomini anziani

E) le infezioni urinarie sono così comuni che è impossibile trattarle tutte adeguatamente


 


Quale di questi uomini politici NON È stato presidente della Repubblica?

A) De Nicola

B) De Gasperi

C) Leone

D) Cossiga

E) Pertini

Doveva essere l'aprile o il maggio del '56, a Trieste. Eravamo in II liceo e, durante l'ora di greco, un mio compagno, Cecovini, aveva lanciato una pallina di carta che era finita, inopinatamente, sulla testa calva del professore, chino sulla cattedra a leggere il registro. Il professore alzò gli occhi, vide davanti a sé lo studente che sedeva in primo banco, De Cola, e lo identificò senz'altro e immediatamente con l'autore del lancio. "Tu, caro De Cola, che ti diverti a tirare palline di carta ...". L'accusato protestò vivacemente la sua innocenza, ma invano, perché l'insegnante continuava a dirgli, bonario e imperterrito: "Eh, caro De Cola, tu hai l'abitudine di tirare palline di carta, lo so... ti piace fare il Pandaro, l'arciere troiano, eh...." Dopo qualche minuto il vero colpevole, da uomo d'onore, si alzò e disse: "Professore, sono stato io". Al che l'insegnante, dandogli un'occhiata distratta, replicò: "Ah sì, sei stato tu, va bene però anche tu, De Cola, con la tua mania di tirare palline di carta...". Da quel giorno, ogni volta che entrava in classe, il nostro professore di greco, grande conoscitore e docente della sua materia, apostrofava subito De Cola: "Tu, che tiri sempre palline di carta... lo so, lo so, quella volta è stato Cecovini, ma anche tu, con questa tua pessima abitudine...". Non ho più dimenticato quella lezione, che svelava il meccanismo del pregiudizio e dimostrava quanto esso si radichi profondamente in noi, senza venire scalfito dalle smentite della realtà. Il fatto che De Cola non avesse, quella volta, tirato delle palline era, per l'insegnante, qualcosa di casuale, di accidentale, così come era accidentale il fatto che, a tirarle, quella volta fosse stato Cecovini. Necessario e fondamentale, ai suoi occhi, era invece il fatto che, a suo avviso, nella natura di De Cola ci fosse una colpevole inclinazione a tirare palline, anche se non le tirava.

Claudio Magris, Utopia e disincanto, Garzanti, 2001, p.288 e sgg.

Il ricordo di un evento scolastico di per sé abbastanza banale induce lo scrittore a riflettere su un atteggiamento mentale da cui nessuno può ritenersi del tutto indenne. Tra quelle proposte, scegliete l'espressione che meglio lo definisce:

A) autoritarismo

B) scarsa fiducia nelle proprie capacità intuitive

C) volontà di confrontarsi con la realtà dei fatti

D) soggezione ai propri pregiudizi

E) superbia, senso di superiorità


 


L'episodio di vita scolastica rievocato da Magris induce il lettore ad alcune considerazioni. Individuate quale, tra quelle qui riportate, NON È AUTORIZZATA dal testo riportato:

A) la posizione di potere che un professore occupa rispetto ai suoi allievi induce spesso ad atteggiamenti ottusamente repressivi e oppressivi

B) anche uomini di cultura e di studio indulgono al vizio di ripetere battute e espressioni in cui compendiano le loro convinzioni

C) il senso dell'umorismo può rendere tollerabili anche giudizi ingiusti, che diventano, se pronunciati con ironia non malevola, materia di scherzo piuttosto che di polemica

D) capita spesso che siamo talmente affezionati alle idee che ci facciamo delle persone che rifiutiamo di rivederle, anche solo occasionalmente

E) anche episodi quotidiani e di per sé irrilevanti possono offrire motivi e spunti di riflessione sul comportamento proprio e altrui

MERCOLEDÌ 3 SETTEMBRE 2008 - ora: 17.40

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