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Traccia della seconda prova Classico

Traccia della seconda prova Classico

Le tracce delle prove della maturità approdano nella nostra sezione news. Da questo momento in poi, vi daremo nota delle tracce della seconda prova della maturità uscite negli anni precedenti. Iniziamo dal 2007, dunque dallo scorso anno, inserendo la traccia della seconda prova relativa al liceo classico. Nel 2007 la traccia della seconda prova consisteva in una versione di latino estratta dal Naturalis Quaestiones di Seneca. Scriveremo nella fattispecie sia il testo originale che la traduzione in modo da permettervi di esercitarvi qualora lo vogliate. Di seguito dunque trovate la tracce della seconda prova della maturità 2007.

Versione:
Multa sunt quae esse concedimus: qualia sunt? Ignoramus. Habere nos animum, cuius imperio et impellimur et revocamur, omnes fatebuntur. Quid tamen sit animus ille rector dominusque nostri, non magis tibi quisquam expediet quam ubi sit. Alius illum dicet spiritum esse, alius concentum quendam, alius vim divinam et dei partem, alius tenuissimum animae, alius incorporalem potentiam; non deerit qui sanguinem dicat, qui calorem. Adeo animo non potest liquere de ceteris rebus ut adhuc ipse se quaerat.
Quid ergo miramus cometas, tam rarum mundi spectaculum, nondum teneri legibus certis nec initia illorum finesque notescere, quorum ex ingentibus intervallis recursus est? Nondum sunt anni mille quingenti ex quo Graecia stellis numeros et nomina fecit, multaeque hodie sunt gentes quae facie tantum noverunt caelum, quae nondum sciunt cur luna deficiat, quareobumbretur. Haec apud nos quoque nuper ratio ad certum perduxit. Veniet tempus quo ista quae nunc latent in lucem dies extrahat et longioris aevi diligentia. Ad inquisitionem tantorum aetas una non sufficit, ut tota caelo vacet ; quid quod tampaucos annos inter studia ac vitia non aequa portione dividimus? Itaque per successiones ista longas explicabuntur. Veniet tempus quo posteri nostri tam aperta nos nescisse mirentur».

Traduzione:
Il lento cammino della conoscenza

Molte sono le cose di cui riconosciamo l'esistenza; ma qual è la loro natura? Non lo sappiamo. Tutti saranno pronti ad ammettere che abbiamo un'anima, dal cui comando veniamo ora spinti all'azione, ora trattenuti; che cosa sia però quell'anima, che ci fa da guida e padrona, nessuno potrà spiegartelo, più di quanto possa spiegarti dove sia . Qualcuno dirà che è un soffio, altri una sorta di armonia, altri una forza divina e particella di Dio, altri la componente più sottile del principio vitale, altri un'energia incorporea; non mancherà chi dica che è sangue, chi dica che è calore.
E' impossibile all'anima avere una conoscenza limpida del resto, tanto è ancora alla ricerca di se stessa.
Perché allora ci stupiamo che le comete, spettacolo così raro nell'universo, non siano ancora definite da leggi rigorose né che si conosca l'origine e la fine di quei corpi celesti, il cui ritorno si verifica a lunghi intervalli? Non sono ancora passati mille e cinquecento anni da che la Grecia "numerò le stelle e diede loro un nome", eppure a tutt'oggi molti sono i popoli che conoscono l'universo soltanto come appare, che ancora non sanno perché la luna si eclissi, perché si veli d'ombra.
Anche presso di noi solo da poco la scienza è giunta a una definizione certa di questi fenomeni.
Verrà un giorno in cui uno studio protratto e approfondito nei secoli porterà alla luce ciò che ora è oscuro. Una sola vita non basta all'indagine di fenomeni di tale portata, per quanto si dedichi totalmente allo studio dei fenomeni celesti; e noi, che dividiamo senza equilibrio un numero così esiguo di anni tra lo studio e il vizio? Insomma, questi fenomeni si chiariranno nel lungo succedersi di generazioni. Verrà un giorno in cui i nostri discendenti si meraviglieranno che non avessimo conoscenza di cose tanto evidenti.

VENERDÌ 23 MAGGIO 2008 - ora: 15.52

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